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Il Futuro della Musica
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Le grandi produzioni discografiche del passato ci devono far riflettere; artisti che spendevano i loro soldi per incidere e promuovere il loro lavoro, ad oggi ancora si comprano. La tecnologia così fiorente non c’era, non c’era internet, non c’erano i Music Store on line che vendevano i loro dischi. Eppure mega produzioni dell’epoca ad oggi ancora vendono, ancora circolano con un numero interessante di ristampe con o senza che gli stessi artisti siano ancora vivi. Mi chiedo oggi:
La tecnologia ha così portato benessere?
La nostra musica ha trovato il giusto guadagno in termini di reddito?
Quanto spendiamo per realizzare un brano?
Quanta attrezzatura c’è dietro ad una incisione?
E’ giusto far pagare un brano o un cd fatto con il computer quanto un brano realizzato con cento componenti di un orchestra?
La tecnologia porta benessere, a mio avviso, se utilizzata in modo diverso. Non credo che sia giusto far pagare lo stesso lavoro discografico, eppure il mercato lo classifica allo stesso prezzo. L’artista potrà guadagnare oppure rientrare delle spese sostenute in questo modo? Non credo.
Certamente l’artista che usa il computer probabilmente sì, ma non credo per chi usa computer e orchestrazioni nelle proprie produzioni possa guadagnarci. Sarebbe più corretto avere due prezzi, due prezzi decisi dall’artista stesso: questo lo trovo giusto.
Quando ho letto il guadagno di un singolo brano su i Mega Store nel web (guadagno artista = €0,01 centesimo; cliente spende = € 0,99 centesimi), mi sono chiesto: a che serve tanta tecnologia? Forse al cliente ma non all’artista.
Sono certo che il Podcast sia una strada da seguire. Intere trasmissioni o compilation da poter scaricare in abbonamento, cosicché l’utente finale potrà ascoltare il Podcast direttamente sul suo iPod oppure masterizzare il file sul disco. Per il momento con connessioni ADSL o fibra ottica ancora poco potenti il file è compresso, in futuro, con connessioni in fibra ottica potenti o satellitari, sarà in Wav o Aiff non compresso avendo così più qualità.
Il futuro ci riserva anche la possibilità di avere intere aree geografiche coperte da rete ad alta velocità grazie dall’obiettivo Wi – Fi territoriale, agevolando intere zone non raggiunte da provider via cavo. Un esempio concreto? Far decollare Firenze diventando la prima provincia Wi – Fi d’Italia. Una struttura senza fili che collegherà 23 diversi comuni ad alta velocità.
Considero il mercato del web un buon inizio per avere un abbattimento dei costi di produzione portando ad un crollo dei prezzi al dettaglio. Complimenti ad iTunes Music Store per l’oltre miliardo di brani scaricati, io stesso sono loro cliente e spero che al più presto possa comprare brani Wav o Aiff e non M4p. Cambia la qualità, credetemi.
Tutto questo che ho scritto trova riscontro con professionisti del settore discografico e dell’editoria ed esperti di rete. L’idea di portare il futuro della musica nella direzione del prodursi e vendere in rete sul proprio dominio non è una novità, ma è la nostra speranza che la rete porti i nostri guadagni. La pensa così George Massenburg nell’interessante articolo scritto da Luca Pilla pubblicato nel mese di Luglio/Agosto 2006 sulla rivista Computer Music & Project Studio.
Nell’articolo Massenburg fa notare che ha deciso di produrre lui stesso i suoi musicisti e la vendita non deve passare dall’industria discografica ma deve essere fatta dal musicista stesso, con un proprio catalogo, i formati di supporto per tutti i gusti, il proprio sito. In questo modo le etichette discografiche non potranno più trattenere i loro soldi dagli introiti delle vendite anche on line.
Bisogna investire sulla musica, registrare al massimo della qualità consentita, investire su musicisti e artisti, lui stesso spende tutto quello che guadagna per la musica.
Tutto questo porterà una ventata di cambiamento garantendo all’utente finale un prodotto libero da compromessi e non sottoposto alla compressione del suono.
Sara dura ma si può fare conclude George Massenburg.
Il Futuro della rete

Altro parere da esperto di rete viene dall’articolo su Panorama n. 35 pubblicato il 18 Agosto 2006 dal titolo Zitti: il Web ha mal di testa scritto da Arianna Dagnino sulla profezia di Kevin Kelly fondare del mensile Wired. Secondo Wired bastano dieci anni per avere il super cambiamento della rete, e noi stessi saremo immersi e non potremo farne a meno di apprendere da internet. Il vantaggio di Internet? Funziona sempre, non si spegne mai.
Le fibre ottiche saranno centinaia di milioni di migliaia, i Sistemi Operativi (Web OS) saranno fruibili in rete, il mercato si muoverà in rete. Larry Ranger di Wikipedia è impegnato nel promuovere il Digital Universe, un contenitore universale creato da accademici universitari per far sì che in rete si possano trovare informazioni di altissimo livello. Per coloro che non possono pagarsi rette universitarie internet è la salvezza, lo spiega Chirstopher D. Sessums (pedagogo) con l’e-learning per vie telematiche.
Anche Rubert Murdoch, magnate Australiano, sta investendo capitali considerevoli in siti, ne compra uno dopo l’altro. MySpace ne è un esempio concreto, luogo d’incontro e confronto prediletto per i ragazzi americani. Anche la musica si avvicina al fenomeno più cliccato al mondo con 600 artisti planetari che hanno in MySpace un loro profilo.
Potremmo, concludendo, poterci collegare da computer, lettori Mp3, palmari, videocamere, tivù, smartphone, cellulari ovunque noi stiamo.
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